Un articolo molto interessante
Ma non è una cosa seria... chi lo dice?
Mentre scrivo, su Canale 5, nella trasmissione Amici si sta consumando uno psicodramma molto interessante, anche se fosse tutto già scritto sul copione. Il tema è lo scontro tra i metodi di insegnamento e le idee sull'apprendimento di due insegnanti, credo di canto, e l'occasione nasce da una diffida ad uno di loro a non esprimere, nei termini usati precedentemente, le sue opinioni sul metodo e le idee dell'altro.
Questa sera, dunque, si scontrano due scuole di pensiero didattico ed educativo: la prima, secondo la quale più di tutto conta l'esercizio severo e una preparazione tecnica e fisica ineccepibile; la seconda, secondo la quale più di tutto conta la passione, la teatralità del gesto e l'interpretazione anche personale.
Certo, forse tutto si ridurrà a qualche improperio e a liti degne di un condominio, ma a me pare interessante, e sarebbe bello poterne discutere seriamente pure lì, in televisione, senza teorici ed esperti del settore, ma a partire dall'esperienza degli uni e degli altri, docenti e studenti.
Perché c'è una cosa che mi inquieta negli ultimi tempi: incontrare agli esami studenti che raccontano di aver smesso di fare sport o danza, o altro, a livello agonistico per la percezione di non avere molte prospettive professionali, visto che ne emerge uno su migliaia. E quindi, in mancanza d'altro, riprendono gli studi.
Be', se questo è il quadro, io faccio il tifo per i ragazzi della scuola di Amici. proforn
Provincia profonda
Stamattina, passando in piazza, ho visto una cosa che mi ha lasciata allibita. Vivo a Rieti, che si da arie di città ma in realtà è soltanto un paesone, però mi piace: qui c'è anche un museo archeologico, di resti ovviamente di origine sabina e poi, altrettanto ovviamente, per chi ricorda la storia studiata alle medie (o alle elementari?), di resti di origine romana.
Be', cosa ha pensato di organizzare questo Museo (il cui personale è composto per lo più di donne) per celebrare la ricorrenza del'8 marzo? Una mostra di resti romani che documentano stili di acconciature di donne romane, di oggetti per la cura del corpo e del trucco.
Ora, io penso, ad esempio, alle polemiche recenti sul libro di Loredana Lipperini, Ancora dalla parte delle bambine: donne se la prendono con le Winx, per dire, perché del genere femminile sembrerebbero sottolineare soltanto aspetti legati ai meccanismi della seduttività, assegnati storicamente ed esclusivamente alle donne.
E allora, cosa dovremmo dire di queste che associano l'8 marzo ai belletti e ai profumi dimenticando tutto il resto (non so, ci sarà stato magari anche solo un frammento di bassorilievo o di scultura che ritraesse una donna che scrive, che legge, che educa, che parla, e così via)? E pure convinte di avere proposto una lodevole ed edificante iniziativa, senza rendersi conto di avere, al contrario, contribuito a confermare, radicandolo pure nella storia antica, niente più che uno stereotipo.
D'altra parte, le prime contribuire a diffondere luoghi comuni sul genere maschile sono proprio le madri, sia perché adottano con i figli maschi comportamenti di eccessiva protezione e copertura (come magnificamente documenta Marina D'Amelia nel suo bellissimo, La mamma), sia perché li educano alla prigrizia, all'incontinenza verbale e manuale.
Così, mi convinco sempre più che quello che le rappresentazioni nei media elettronici e digitali mettono in scena costituisce solo un pallido richiamo delle assurdità che vengono compiute utilizzando media più tradizionali. proforn
Scrittura privata e visione pubblica di donna
Venerdì 7 marzo sarà nei cinema il documentario di Alina Marazzi, Vogliamo anche le rose, un film costruito sull'intreccio tra brani di filmati d'epoca, attentamente selezionati e montati, e pagine dei diari di 3 ragazze di allora, scovati tra i tanti raccolti nell'Archivio Nazionale dei Diari di Pieve Santo Stefano.
Questa cosa mi ha molto colpita, perché ripropone una costante fondamentale della vita delle donne, emersa platealmente proprio negli anni Settanta con il movimento femminista: l'andirivieni tra privato e pubblico, tra solitudine e solidarietà, tra scrittura personale e documentazione storica.
Per me è una chiave esistenziale e, allo stesso tempo, teorica; vale per me, singolarmente e per tutte, considerate come genere.
Non vedo l'ora di vedere il film, di sicuro, però, dopo l'8 marzo, da sola, per saltare, allo stesso tempo, le celebrazioni politiche e il consumo di olio di balena degli spogliarellisti, i sorrisi di circostanza color mimosa appassita degli uomini e le cene di sole donne a menù fisso. proforn
Quel che dalla Cina viene dalla Cina ritorna
Una segnalazione, mi pare, interessante: sapete che forma avrà la torcia olimpica, di design tutto cinese, disegnata appositamente da uno staff di creativi legati alla Lenovo, il maggior produttore di computer della Repubblica Popolare?
Quella di un rotolo di pergamena.
L'idea viene dall'origine della carta, inventata, appunto, in Cina. La torcia a forma di rotolo di pergamena verrà ovviamente passata di mano in mano, a simboleggiare la circolazione del sapere.
Bella idea, no?
"Per me, il personal computer era solo un ragazzetto muto, che ripeteva quello che la gente gli insegnava, o faceva quello che era programmato a fare, senza dimostrare reali benefici. Ricordo perfettamente la prima volta che ho visto Internet. Fu quando andai a Kyoto per aiutare un amico che diceva di voler lanciare il primo Internet café in Giappone.